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Cure e Trattamenti

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Centro di Medicina Rigenerativa: la luce che cura

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Humanitas Mater Domini amplia la sua offerta con il nuovo Centro di Medicina Rigenerativa.

“L’attività clinica si rivolge principalmente a coloro che soffrono di lesioni cutanee, delle mucose (sia acute che croniche), dermatologiche (acne, psoriasi, eczema, Herpes Zoster e Herpes Simplex, ecc.) e di patologie legate alla postura, con l’obiettivo di ampliare l’offerta nei prossimi mesi, curando anche al dolore cronico post chirurgico o reumatico, patologie articolari e degenerative a carico delle articolazioni”, spiega il Dottor Salvatore Emanuele Aragona, responsabile del Centro.

Una novità. Da qualche settimana, presso il Centro di Medicina Rigenerativa, è possibile sottoporsi a sedute di Light Therapy con Luce Bioptron®, un trattamento che facilita la guarigione delle ferite, allevia gli stati dolorosi e può essere complementare nel trattamento di qualsiasi malattia cutanea e cartilaginea.
All’utilizzo curativo, si affianca anche quello estetico, avvalendosi del potere Anti Aging della luce polarizzata, coadiuvante di tutti i trattamenti biorivitalizzanti di viso e collo.

Light Therapy: la luce rigenerante

Grazie alle sue caratteristiche, la luce Bioptron® è in grado di penetrare la pelle ed i tessuti sottostanti intervenendo, oltre che all’area cutanea coinvolta, anche alla zona attorno alla lesione e/o infiammata.
“La terapia con Bioptron® ha come basi scientifiche la capacità della luce polarizzata di agire sulla modulazione del processo infiammatorio, sulla produzione dei fibroblasti e di nuovi vasi e sull’aumento del collagene, con una più rapida guarigione delle ferite o lesioni della cute e delle mucose” – spiega il dottor Salvatore Aragona. Ci rivolgiamo non solo ad adulti ma, grazie alla non invasività della metodica, abbiamo esteso l’utilizzo della luce polarizzata come terapia coadiuvante in trattamenti di patologie dermatologiche pediatriche.”

Light Therapy: come funziona

Il sistema di fototerapia Bioptron® è un dispositivo medico che emette una nuova tipologia di luce che possiede delle caratteristiche che la rendono fruibile a tutti i pazienti senza doversi proteggere
dai danni del calore e dai raggi UV.
La Luce Polarizzata Policromatica raggiunge l’area lesa con intensità costante producendo effetti biostimolanti, ossia la rigenerazione dei tessuti con una maggiore produzione di collagene.
Tale luce determina, inoltre, una vasodilatazione periferica che favorisce il flusso ematico a livello cutaneo e sottocutaneo, determinando una migliore ripresa del processo di riparazione dei tessuti che si traduce in una regressione dei sintomi specifici di patologie dermatologiche o cartilagineomuscolari.

 

Un weekend per scoprire i suoi benefici

Sabato 16 e Domenica 17 luglio la tua pelle potrà apprezzare gli effetti benefici della Light Therapy. Gli specialisti del Centro di Medicina Rigenerativa, infatti, saranno a disposizione per tutto il weekend ad eseguire una seduta gratuita presso Humanitas Medical Care (Arese).

Per aderire all’iniziativa, occorre telefonare al numero 0331 476568 da lunedì al venerdì, dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 16.00 (fino ad esaurimento posti disponibili).

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Il mal di schiena ha i minuti contati su Rete 55

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Ernia del disco cervicale, lombare e dorsale. Queste sono alcune patologie trattate in Humanitas Mater Domini dal Centro di Chirurgia Miniinvasiva della Colonna, attraverso i più avanzati approcci terapeutici ed avvalendosi delle più innovative metodiche chirurgiche.

Un male comune, addirittura globale: il mal di schiena è noto a tutti, ed è purtroppo in aumento. Il dottor Carlo A. Todaro, Responsabile del Centro, tratterà dell'argomento desrcivendo le ultime innovazioni terapeutiche per la sua risoluzione oggi 24 maggio 2016 durante la trasmissione televisva "Rubrica Salute" in onda su Rete 55 alle ore 12:45 ed alle 19:30 circa.

 

Un'anticipazione...

Il dolore muscolo-scheletrico è molto spesso legato alla patologia degenerativa discale ed inizialmente affrontato con farmaci e trattamenti riabilitativi. Quando però il dolore persiste e sono presenti anche deficit neurologici vi può essere la necessità di ricorrere al trattamento chirurgico.

In Humanitas Mater Domini, grazie alla presenza di un’équipe dedicata e altamente specializzata, il trattamento della patologia discale (ernia del disco e stenosi degenerativa del canale vertebrale) avviene con tecnica miniinvasiva.

Quali sono i vantaggi della tecnica miniinvasiva rispetto ai tradizionali interventi chirurgici?
- Minore aggressività

- Ferita chirurgica minima (2-3 cm)

- Tempi di ospedalizzazione di uno o due giorni

- Tempi di recupero lavorativo e dell’attività fisica e sportiva di una o due settimane

 

Ci sono alternative all'intervento chirurgico?

Problemi dell’ernia discale possono essere trattati anche utilizzando l’Ozonoterapia.
Il trattamento consiste nell’iniezione di una miscela d’Ossigeno-Ozono medicale nel disco intervertebrale, realizzando la cosiddetta “discolisi”.

 

Per approfondire l’argomento, l’appuntamento è alle ore 12.45 e 19.30 su Rete 55, al termine del telegiornale.

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Fibrillazione atriale: tracciamone l’identikit a Rete 55

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Cos’è, cosa comporta e come si cura la fibrillazione atriale: lo specialista fa chiarezza

 

Usiamo l’espressione fibrillazione atriale per indicare una contrazione anomala del cuore (troppo lenta o troppo rapida) che determina un battito cardiaco irregolare. In Italia, sono oltre un milione le persone a soffrire di tale patologia e di queste il 10%  mostra fattori predisponenti, quali l’età, malattie cardiache pregresse, ipertensione arteriosa, malattie extra cardiache, abuso di alcol, una certa familiarità. Fornirà una panoramica, quanto più completa e dettagliata su questo tipo di aritmia cardiaca, il dottor Massimo Tritto.
Lo specialista è il Responsabile dell’Unità Operativa di Elettrofisiologia di Humanitas Mater Domini, area cardiologica che può essere considerata un punto di riferimento a livello nazionale  per il trattamento con ablazione transcatetere delle aritmie complesse. Sarà il cardiologo a rispondere alle domande di Michele Inzaghi, nella consueta Rubrica Salute a Rete 55, martedì 3 maggio alle 12.30, al termine del telegiornale.

 

Un’anticipazione…

 

Dottor Tritto, quali sono le conseguenze della fibrillazione atriale?

 

“Generalmente si distinguono due famiglie di sintomi conseguenti a questa aritmia cardiaca: la prima comprende palpitazioni, spossatezza, affanno, sensazione di mancamento, se non addirittura svenimento. La seconda, invece, indica quali conseguenze più gravi ed importanti della fibrillazione atriale, gli eventi ischemici (ictus) e una progressiva riduzione della capacità contrattile del cuore (che può portare all’insufficienza cardiaca)”, spiega il Responsabile dell’Unità di Elettrofisiologia dell’Istituto di Castellanza.

Proprio alla luce di questi problemi, è indispensabile la prevenzione: identificare i soggetti “a rischio”, monitorare regolarmente il battito del cuore e intraprendere tempestivamente cure mirate.


Quale trattamento si può adottare per curare la fibrillazione atriale?

 

“In presenza di aritmie complesse – spiega il dottor Tritto -  presso la nostra Unità Operativa di Elettrofisiologia si esegue l’ablazione transcatetere: questa tecnica usa delle sonde tramite le quali si isolano elettricamente le vene polmonari che sboccano nel cuore, impedendo di conseguenza il propagarsi del fenomeno dell’aritmia”. Tale procedura vanta un’efficacia superiore  alla cura a base di farmaci antiaritmici: basti pensare che 6 pazienti su 10 non accusano ricadute e recidive dopo l’intervento. Il riscontro positivo è anche più importante nei soggetti che ripetono il trattamento al fine di consolidare le lesioni instabili. Le percentuali di successo oscillano  tra il 75% e l’85%.


Per approfondimenti sul tema della fibrillazione atriale e della tecnica di ablazione transacatetere eseguita presso l’Unità di Elettrofisiologia di Humanitas Mater Domini, l’appuntamento è alle ore 12.30 su Rete 55 al termine del telegiornale, ed in replica alle 19.30.

 

 

 Guarda la puntata: CLICCA QUI

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L’appuntamento di Rete 55 tra robotica e tumore alla prostata

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Il progresso scientifico è inarrestabile e mette piede in sala operatoria. È Humanitas Mater Domini, la prima struttura ospedaliera a Varese (e una delle poche nella regione Lombardia) a vantare, nel proprio parco macchine, il robot “Da Vinci”. Questa strumentazione d’avanguardia viene usata per interventi di chirurgia mininvasiva, in particolare per il trattamento del tumore alla prostata.

Questa patologia si presenta tanto più frequentemente quanto l’età avanza: se i casi di tumore sono molto ridotti tra gli under 40, l’incidenza tende ad accrescersi superata la soglia dei 50 anni e ancora più nella fascia over 65. Possono essere fattori di rischio anche una certa familiarità alla malattia, una dieta ricca di grassi e l’etnia di colore.

Dalla voce del dottor Gianluigi Taverna, Responsabile dell’Unità Operativa di Urologia dell’Istituto di Castellanza, ospite nella rubrica Salute di Rete 55 (martedì 23 febbraio 2016 nell’appuntamento delle 12.30 e delle 19.30), vengono forniti dettagli su tale apparecchiatura robotica, sui vantaggi che assicura e sulle prospettive di cura che essa offre.

 

Un'anticipazione...

Ospite a rete 55 il dottor Gianluigi Taverna , responsabile dell'unita di Urologia di Humanitas Mater Domini: il focus sul robot Dottor Taverna, come opera nel dettaglio il chirurgo-robot “Da Vinci”?

"Innanzitutto è utile una descrizione: questa apparecchiatura - spiega lo specialista - dispone di una alta definizione tridimensionale ed è munita di quattro bracci meccanici. Il macchinario si compone di una consolle ed un carrello chirurgico. Il medico gestisce a distanza, dal pannello di controllo, la strumentazione robotica, guidando e indirizzando gli strumenti operatori posti al fianco del lettino operatorio". Con estrema precisione, Da Vinci consente di praticare trattamenti di chirurgia mininvasiva pur in sedi anatomiche difficilmente raggiungibili.

 

Di quali vantaggi può beneficiare il paziente operato tramite il robot “Da Vinci”?

"Intervenire chirurgicamente - continua il dottor Taverna - con questo macchinario d’avanguardia significa mantenere elevati standard qualitativi: la rimozione totale della prostata (ossia la prostectomia radicale), infatti, è oggi possibile parallelamente all’asportazione dei linfonodi. Il “da Vinci”, inoltre, consente di trattare non solo le patologie a carico della prostata, ma anche dei reni, dell’uretere e delle pelvi (si pensi al prolasso vescicale)".

 

Un intervento con tale tecnica garantisce:

  • Ridotte incisioni per una ottima resa estetica
  • Scarso sanguinamento
  • Diminuiti dolori annessi all’intervento
  • Rapida ripresa post operatoria

 

Per ulteriori dettagli circa il robot “Da Vinci”, presente nell’Unità Operativa di Urologia di Humanitas Mater Domini, l’approfondimento è alle ore 12.30 su Rete 55 al termine del telegiornale ed in replica alle 19.30.

 

Guarda la puntata: CLICCA QUI

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Ortopedia all’avanguardia: parliamone a Rete 55

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Le nuove metodiche di chirurgia mininvasiva protesica vengono in aiuto a chi soffre di artrosi, in particolare a carico dell’anca. È da oggi possibile contrastare i dolori articolari tramite una tecnica che di recente viene eseguita in Humanitas Mater Domini, in coincidenza con l’arrivo del nuovo responsabile dell’Unità di Ortopedia e Traumatologia, il dottor Franco Baldo.

 

È proprio grazie al nuovo Primario che Humanitas Mater Domini si pone ora quale unica struttura sanitaria in provincia di Varese, in grado di offrire una innovativa tecnica interventistica nota come accesso anteriore all’anca.

 

Dalla voce dello stesso Baldo, invitato presso gli studi di Rete 55, nella rubrica Salute delle ore 12.30 e 19.30, martedì 26 gennaio 2016, scopriamo vantaggi e peculiarità di questa metodica all’avanguardia.


Un’anticipazione…

Il nuovo responsabile di Ortopedia e Traumatologia di Humanitas Mater Domini descrive la via d'accesso anteriore d'ancaCome può essere descritto l’accesso per via anteriore?

“Con tale modalità di intervento – spiega il dottor Baldo - un taglio ridotto (nell’ordine dei 7/8 cm, rispetto ai 15/20 cm dell’esecuzione tradizionale) consente di raggiungere il piano muscolare senza intaccare i muscoli ed i tendini. Dopo l’incisione si inserisce la protesi, agendo sulla parte malata”.


Quali vantaggi vengono assicurati al paziente tramite questa tecnica?

“L’accesso per via anteriore - prosegue lo specialista - riduce le perdite di sangue durante e dopo l’operazione, richiede una ridotta incisione (preservando quindi l’aspetto estetico), limita il dolore post-intervento e argina sensibilmente i rischi di lussazione (complicanza più temibile della protesi all’anca): il paziente può inoltre recuperare autonomia e mobilità articolare entro pochi giorni”.

 

 

 Per approfondire la tecnica di chirurgia protesica d’anca, eseguita presso l’Unità di Ortopedia e Traumatologia di Humanitas Mater Domini, l’appuntamento è alle ore 12.30 su Rete 55 al termine del telegiornale, ed in replica alle 19.30.  

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