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L'argomento di GIUGNO

Tumore al seno: una malattia di cui avere meno paura


Prevenzione, diagnosi precoce, chirurgia conservativa e terapie personalizzate: un percorso fondamentale verso la cura del tumore della mammella. Alle vostre domande ha risposto il dr. Carlo Carnaghi, responsabile del Servizio di Oncologia di Mater Domini.



Alla tua domanda risponde

dr. Carlo Carnaghi


Carlo CarnaghiIl dr. Carlo Carnaghi si è laureato in Medicina e Chirurgia nel 1992 presso l'Università Statale di Medicina e Chirurgia di Pavia. Successivamente ha conseguito la specialità in Chemioterapia presso l'Università degli Studi di Medicina e Chirurgia di Milano e quella in Oncologia presso la medesima Università.
Dal 1993 al 1997 ha lavorato presso la Divisione di Oncologia Medica B dell'Istituto Nazionale Tumori di Milano.
Nel maggio 1997 ha preso servizio presso il Dipartimento di Oncologia ed Ematologia dell'Istituto Clinico Humanitas che la lasciato nel giugno 2007 con il ruolo di Capo Sezione di Oncologia Gastroenterica.
Da luglio 2007 a gennaio 2008 è stato Direttore dell'Unità Operativa di Oncologia Medica dell'Ospedale San Giuseppe (Milano). Attualmente è responsabile del Servizio di Oncologia dell'Istituto Clinico Mater Domini (Castellanza - VA) e Vice Direttore dell'Unità Operativa di Oncologia Medica ed Ematologia dell'Istituto Clinico Humanitas.
Il dr. Carnaghi è autore di numerose pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali.


I tumori sono una delle malattie più frequenti della mammella: ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa 35.000 nuovi casi. Grazie alla diagnosi precoce ed alla disponibilità di trattamenti efficaci, la mortalità è però in costante diminuzione tanto che le possibilità di guarigione dopo una diagnosi di carcinoma mammario sono molto elevate.
Il principale fattore di rischio per lo sviluppo della malattia è l'età. Si tratta infatti di raro riscontro prima dei 35 anni, infrequente prima dei 50 anni e purtroppo comune dopo tale età.
Un secondo fattore di rischio è rappresentato dalla familiarità, cioè dalla presenza di altri casi di tumore della mammella in ambito familiare.
Fattori meno significativi, ma degni di menzione, sono: l'obesità, l'abuso di alcool, la nulliparità (nessuna gravidanza), il primo figlio in età inferiore ai 35 anni, la menopausa tardiva, la ridotta attività fisica e l'esposizione a radiazioni ionizzanti.
Per tutelare la salute del proprio seno, occorre imparare a conoscerlo eseguendo correttamente e periodicamente l'autoesame del seno 2 o 3 giorni dopo il termine del ciclo mestruale, quando le mammelle tornano ad essere meno tese e dolenti.
Se si riscontra qualcosa di diverso rispetto alle precedenti osservazioni, occorre rivolgersi al medico curante per l'esecuzione dei necessari esami di accertamento (mammografia, ecografia, risonanza magnetica) e un'eventuale visita senologica.
Quando viene individuato un nodulo sospetto si procede ad accertare se è costituito da cellule benigne o maligne. Di fronte ad una diagnosi di tumore mammario, la chirurgia rimane un'arma insostituibile.
Le tecniche chirurgiche negli ultimi decenni si sono via via raffinate ed oggi in molti casi è possibile eseguire degli interventi in cui viene asportata solo una piccola parte della mammella, con indiscutibili benefici estetici. Anche in caso di interventi che richiedano l'asportazione di tutta la mammella, grazie al contributo della chirurgia plastica, è oggi possibile ottenere dei risultati finali assolutamente soddisfacenti. Infine, la tecnica del linfonodo sentinella evita di dover procedere a interventi estesi a livello ascellare con il vantaggio di un più rapido recupero dalla chirurgia e minori rischi di complicazioni a lungo termine quali il linfedema (gonfiore del braccio).
Dopo l'intervento, l'impiego di una terapia precauzionale (terapia adiuvante), rappresenta un'ulteriore tappa essenziale nel percorso verso la guarigione. Le terapie adiuvanti, infatti, sono in grado di ridurre drasticamente il rischio di avere una ricaduta di malattia dopo la chirurgia. Negli ultimi anni si è percorsa in maniera molto produttiva la strada della personalizzazione delle terapie. L'oncologo, sulla base delle specifiche caratteristiche di ogni paziente e di un'accurata caratterizzazione del tumore, è in grado di stilare una proposta terapeutica personalizzata che, a seconda delle situazioni, può comprendere radioterapia, chemioterapia, immunoterapia o ormonoterapia da soli o in associazione. I fattori che maggiormente orientano nella scelta della terapia sono l'età della paziente, lo stato menopausale, la presenza di importanti patologie concomitanti (es. diabete, cardiopatie), le dimensioni del tumore, la presenza di interessamento dei linfonodi malati in sede ascellare, la potenziale sensibilità alle terapie ormonali. Anche la radioterapia sulla mammella operata riveste un ruolo determinante. L'obiettivo della radioterapia è quello di prevenire lo sviluppo di recidive locali a livello mammario qualora la paziente sia stata sottoposta a una chirurgia mammaria parziale (quadrantectomia). In caso asportazione completa della mammella, generalmente tale procedura non viene eseguita.
Al termine dei trattamenti adiuvanti, inizia il periodo di controllo chiamato "follow-up", una fase importantissima costituita da regolari visite e esami periodici. Nei casi di tumore alla mammella, si tratta di un insieme piuttosto articolato di procedure che, oltre all'oncologo ed al senologo, possono coinvolgere diversi specialisti. La cadenza con cui vengono richiesti i controlli dipende soprattutto dall'estensione di malattia (stadio) all'esordio.





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