L’Ambulatorio per la cura dei disturbi del comportamento alimentare (DCA), si pone l’obiettivo di pianificare un percorso di cura che consenta di modificare il proprio rapporto con il cibo e il proprio stile di vita. Il percorso prevede l’applicazione della terapia cognitivo comportamentale Enanched (CBT-E).
La CBT-E è stata ideata dal professor Christopher Faiburn dell’Università di Oxford. Tanti studi scientifici la annoverano come una delle forme di terapia più efficaci per il trattamento dei disturbi dell’alimentazione.
La CBT-E (abbreviazione di “enhanced cognitive behaviour therapy”, ossia terapia cognitivo comportamentale potenziata) si basa sulla teoria cognitivo comportamentale transdiagnostica dei disturbi dell’alimentazione.

“Cognitivo comportamentale” significa che la teoria analizza i processi cognitivi e i comportamenti implicati nel mantenimento dei disturbi dell’alimentazione. “Transdiagnostica” significa, invece, che la teoria è applicabile con piccole variazioni a tutte le categorie diagnostiche dei disturbi dell’alimentazione.

Il percorso del paziente

Il paziente intraprende un percorso di cura che prevede quattro fasi e incontri settimanali con la nutrizionista e con la psicologa.

Le visite nutrizionistiche hanno l’obiettivo di aiutare il paziente a sconfiggere i pensieri ossessivi legati al cibo, a raggiungere un peso salutare (se il paziente soffre di anoressia), o ad accettare il proprio peso naturale, a migliorare la propria alimentazione sia dal punto di vista qualitativo sia quantitativo, ad avere un’alimentazione sana, varia ed equilibrata per il mantenimento o il raggiungimento di un buono stato di salute e a mangiare tranquillamente qualsiasi cibo senza paura.
Invece, le visite psicologiche hanno l’obiettivo di aiutare ad affrontare la bassa autostima nucleare, il perfezionismo clinico, le relazioni interpersonali e sociali.

In particolare, durante la fase uno (che dura 4 settimane) la nutrizionista insegnerà al paziente:

  • l’automonitoraggio in tempo reale, ovvero una tecnica che consente al paziente di monitorare, istante per istante, il suo rapporto con il cibo e i pensieri ad esso legati, attraverso la compilazione della scheda di automonitoraggio, che sarà spiegata durante i primi incontri settimanali
  • la misurazione e l’interpretazione del peso avviene settimanalmente attraverso la costruzione del grafico del peso, per avviare il paziente alla comprensione della propria composizione corporea e delle relative oscillazioni idriche che possono verificarsi
  • il mangiare in modo regolare adottando un’alimentazione sana e non influenzata dalle ossessioni legate al cibo
  • l’interruzione dei comportamenti non salutari di controllo del peso (come il vomito autoindotto, l’uso di lassativi o diuretici, l’esercizio fisico ossessivo e compulsivo)

Se il paziente è sottopeso il primo obiettivo in questo caso è il recupero ponderale e il raggiungimento di un BMI (indice di massa corporea) pari a 18,5. Questo obiettivo viene raggiunto attraverso l’alimentazione pianificata e meccanica, una procedura chiave per far sentire il paziente in controllo durante il processo di recupero del peso.

La procedura consiste nel pianificare:

1. quando mangiare
2. quanto mangiare
3. che cosa mangiare
4. dove mangiare
5. quanto tempo dedicare al pasto

La nutrizionista spiegherà come fare le corrette scelte alimentari ma, soprattutto, in questa fase istruirà il paziente a non ascoltare i segnali di fame e sazietà perchè profondamente alterati dal disturbo dell’alimentazione.

Nella fase due (che dura 2 settimane), insieme alla psicologa, si rivedono i progressi ottenuti nelle prime quattro settimane, gli ostacoli incontrati e si programma la fase tre (che dura 7 settimane).
Durante questa fase si affronta l’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo, la restrizione dietetica cognitiva e l’eccessiva valutazione del controllo dell’alimentazione. La nutrizionista insegnerà al paziente ad identificare ed affrontare le regole dietetiche che si impone, ad affrontare il check dell’alimentazione e a reagire in modo funzionale alla rottura delle regole dietetiche.
La psicologa, invece, insegnerà al paziente come affrontare gli eventi e le emozioni che influenzano la propria alimentazione. Inoltre, in questa fase, il paziente verrà incoraggiato ad esplorare l’origine dell’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo.

La fase quattro dura 5 settimane e serve a concludere bene il programma e a prevenire le ricadute.
Il paziente in questo modo, grazie al costante aiuto dei terapeuti, imparerà a diventare il principale attore della sua patologia e della sua completa guarigione.