Quali sono i sintomi dell’infezione SARS-CoV-2? Facciamo chiarezza

Prima di parlare di sintomi, occorre specificare che non tutti coloro che contraggono il virus li manifestano. Sono asintomatici i soggetti che non presentano sintomi, ma possono ugualmente trasmetterlo.

Per le persone sintomatiche, invece, i sintomi più comuni sono:

  • febbre pari o superiore a 37,5°C e brividi
  • mal di gola
  • tosse (comparsa di recente)
  • difficoltà respiratorie
  • dissenteria (soprattutto nei bambini).
  • naso che cola
  • perdita improvvisa dell’olfatto (anosmia) o diminuzione dell’olfatto (iposmia)
  • perdita del gusto (ageusia) o alterazione del gusto (disgeusia)

Come comportarsi in presenta dei sintomi?

È importante rimanere a casa, limitando anche i contatti con i conviventi. È bene contattare il proprio medico di medicina generale o il pediatra in caso di minori, che valuterà la prescrizione del tampone.

In presenza di segnali clinici importanti occorre consultare il proprio medico di medicina generale, per valutare insieme la necessità di recarsi al Pronto Soccorso. Da non sottovalutare:

  • difficoltà respiratorie
  • livello di ossigenazione del sangue (saturimetria) inferiore a 94
  • febbre superiore a 37,5 per più di 5 giorni, con particolare attenzione a consultare il proprio medico anche prima se la temperatura permane superiore a 39°
  • forte stanchezza

In alcuni casi più gravi, l’infezione da COVID-19 provoca polmonite, insufficienza respiratoria, sepsi (risposta infiammatoria eccessiva dell’organismo a un’infezione generalizzata) e shock settico. Sono considerati soggetti più fragili: le persone di età superiore ai 70 anni, coloro che soffrono di patologie (ipertensione arteriosa, problemi cardiaci, diabete, malattie respiratorie croniche, cancro), pazienti immunodepressi per una patologia congenita o acquisita, pazienti che hanno subito trapianti o in trattamento con farmaci immunosoppressori.

Tampone positivo: come comportarsi?

Se il risultato del tampone è positivo, è necessario stare in isolamento per almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi. Si potrà tornare in comunità dopo un tampone negativo effettuato dopo almeno 3 giorni senza sintomi (che possono essere inclusi nei 10 totali o essere successivi). I 10 giorni si calcolano dall’inizio dei sintomi. I conviventi, invece, in quanto contatti stretti di una persona positiva devono seguire le norme della quarantena: 14 giorni in casa dall’ultima esposizione con il positivo oppure 10 giorni (sempre dall’ultima esposizione) effettuando, al decimo giorno, un tampone che risulti negativo (oppure un test rapido antigenico).