Bocca ed occhi secchi, intensi bruciori alla cavità orale che rendono difficile ingerire il cibo, carie dentali che progrediscono rapidamente e congiuntiviti croniche che, talvolta, causano deficit visivi: sono questi alcuni dei principali sintomi della Sindrome di Sjögren, una malattia infiammatoria cronica di origine autoimmune.

Con il dottor Claudio Vitali, reumatologo di Humanitas Mater Domini, approfondiamo i risultati degli studi che l’hanno visto tra i ricercatori che hanno identificato i geni attivati in questa malattia e che ne regolano i principali meccanismi.

Sindrome di Sjögren, che cos’è?

La Sindrome di Sjögren è una patologia cronica causata da un’alterata risposta del sistema immunitario che, in condizioni normali, ha il compito di difendere l’organismo da aggressioni esterne. Per chi è affetto da malattie autoimmuni come la Sindrome di Sjörgen, invece, il sistema attacca le sue componenti. In questo caso, ad essere colpite dalla patologia, sono le ghiandole salivari e lacrimali.

Nel 90% dei casi la malattia colpisce donne di età media. In una percentuale non trascurabile di pazienti possono essere aggrediti anche gli organi interni: polmoni, vasi sanguigni, sistema nervoso, reni. In un piccolo numero di casi, invece, la Sindrome può causare il linfoma, ossia il tumore che colpisce i linfociti B”, spiega il dottor Vitali.

 I risultati della ricerca

La Sindrome di Sjögren è una malattia non rara, caratterizzata da manifestazioni complesse e diverse a seconda dei pazienti. “Circa due anni fa abbiamo deciso di intraprendere un nuovo filone di ricerca, che ha portato risultati preliminari importanti. La ricerca, infatti, ha dimostrato che l’attivazione dei geni ed i meccanismi patogenetici connessi alla Sindrome non sono uguali in tutti i pazienti, ma variano a seconda della loro tipologia. Questo soprattutto nei soggetti che presentano disturbi salivari e lacrimali, dolori e danni ad organi interni”, spiega lo specialista, che ha lavorato a stretto contatto con i medici dell’ASST Gaetano Pini-CTO e delle Università degli Studi di Genova e di Verona.

Gli studi, pubblicati sulle importanti riviste scientificheJournal of Clinical Medicine‘ e ‘ACR Open Rheumatology‘, proseguiranno con una seconda fase di ricerca, dedicata ad un’analisi più dettagliata dei processi patologici nei vari sottogruppi di pazienti. “Lo scopo è quello di poter definire terapie diversificate, che possano essere più efficaci per i singoli soggetti”, conclude il dottor Vitali.