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Disturbi del comportamento alimentare? Conoscere, per guarire

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono molto diffusi ed in crescente aumento, soprattutto nei paesi occidentali. Purtroppo, però, c’è ancora poca conoscenza di un problema che presenta diverse sfaccettature e la necessità di un approccio multidisciplinare. Generalmente, le persone affette da DCA, infatti, non riconoscono la necessità obiettiva di nutrirsi, ma sono guidate da diversi stati psicologici come l’ansia o la depressione che portano poi alla perdita del controllo del proprio comportamento alimentare.
Questi problemi possono presentarsi in qualsiasi periodo della vita, ma solitamente iniziano durante l’adolescenza o la giovane età adulta.
Si distinguono fondamentalmente in tre categorie.

  • Anoressia nervosa
  • Bulimia nervosa
  • Disturbi dell’alimentazione non altrimenti specificati (NAS)

Ne parliamo con la dottoressa Marzia Sucameli (specialista in Nutrizione), responsabile dell’Ambulatorio per la cura dei disturbi alimentari di Humanitas Mater Domini.

 

Impariamo a conoscere i DCA

Anoressia Nervosa

Descritta per la prima volta dal medico Richard Morton nel 1964, l’anoressia colpisce in prevalenza adolescenti e giovani donne adulte, ma può insorgere anche in età avanzata. Studi recenti dimostrano che negli ultimi anni c’è stato un aumento dell’incidenza di anoressia nei paesi occidentali, dove la magrezza è vista come simbolo di bellezza. “L’anoressia è caratterizzata clinicamente da un elevata perdita di peso fino al raggiungimento di un peso corporeo molto basso, realizzato attraverso un regime alimentare ipocalorico accompagnato da attività fisica eccessiva o dal vomito autoindotto o dall’uso di lassativi o diuretici. Se il disturbo non viene curato con un trattamento adeguato, non è raro che si sviluppi la bulimia nervosa, osservando la migrazione da un disturbo all’altro. Se protratta nel tempo, l’anoressia può portare a conseguenze gravissime per il soggetto che ne soffre e addirittura alla morte per le complicanze cliniche associate”, spiega la specialista.

Bulimia Nervosa

La bulimia può essere vista come una variante dell’anoressia e, come quest’ultima, colpisce maggiormente le donne rispetto agli uomini. La bulimia inizia con una dieta ferrea che viene seguita per un certo periodo di tempo. Tuttavia, le abbuffate che sopraggiungono interrompono la restrizione calorica e, quindi, il peso corporeo delle persone affette da bulimia tende a rimanere stabile. Durante le abbuffate vengono assunte grandi quantità di cibo con perdita di controllo e nella maggior parte dei casi questi episodi bulimici sono seguiti da meccanismi di compenso come l’uso di lassativi, il vomito, la dieta rigida, l’esercizio fisico compulsivo. Così come l’anoressia, la bulimia necessita di un trattamento adeguato per la sua remissione perché, se persiste, danneggia la vita personale, sociale e lavorativa delle persone che ne sono affette.

NAS (disturbo dell’alimentazione non altrimenti specificato)

Questo disturbo viene diagnosticato in quelle persone che hanno un disturbo dell’alimentazione che non rientra nei criteri diagnostici di anoressia e bulimia. Oggi i NAS sono poco considerati e di conseguenza gli studi sul loro trattamento sono pochi.

Esistono tre categorie di NAS

  1. Disturbo sottosoglia di anoressia e bulimia: colpisce le persone che hanno un disturbo dell’alimentazione simile all’anoressia e alla bulimia ma non soddisfa i loro criteri diagnostici.
  2. Disturbo dell’alimentazione misto: le caratteristiche cliniche di anoressia e bulimia sono combinate in maniera diversa rispetto ai due disturbi.
  3. Disturbo da alimentazione incontrollata: caratterizzato da abbuffate frequenti ma senza meccanismi di compenso.

“Nonostante queste differenze descritte, oggi si pensa che esiste un solo e unico disturbo dell’alimentazione che si presenta con caratteristiche cliniche differenti sia nella stessa persona che tra persone diverse. Le persone affette da anoressia, bulimia e NAS, infatti, hanno caratteristiche cliniche molto simili, come: l’importanza eccessiva attribuita al peso e alla forma del corpo, la tendenza a valutare la propria persona esclusivamente in base a questi due parametri, il perseguire una dieta ferrea, l’esercizio fisico eccessivo, il vomito, l’uso di lassativi e diuretici. Inoltre sono presenti sintomi depressivi, ansiogeni, ossessivi, perfezionismo clinico e valutazione negativa del sé”, conclude la dottoressa Sucameli.

Per approfondimenti, visita l'ambulatorio per la cura dei disturbi alimentari di Humanitas Mater Domini.

 

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