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Otite: il rischio per i bambini al mare!

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Scuole finite e si parte! Ma la vacanza rischia di essere rovinata dall’otite e sono soprattutto i più piccoli a soffrirne. Ne parliamo con il dottor Tiziano Zurlo, responsabile Unità Operativa Otorinolaringoiatra in Humanitas Mater Domini.

“L’otite media acuta (OMA) è un’infezione dell’orecchio che solitamente coinvolge anche un problema nasale, come  l’ipertrofia adenoidea, la rinopatia ipertrofica o la sinusite subacuta. I tanto attesi bagni in mare o in piscina, combinati ad un semplice raffreddore, fanno il resto! Con la formazione di catarro si può avere, infatti, il blocco della tromba di Eustachio, ovvero il canale di comunicazione tra naso e orecchio” spiega lo specialista.


Le conseguenze più gravi sono per i bambini!

Perché? Le adenoidi dei bambini riducono lo spazio di passaggio dell’aria e, allo stesso tempo, possono rappresentare un focolaio per virus o batteri. Per intervenire, è importante riconoscere i sintomi, che si presentano come dolori sempre più acuti e pulsanti.

“Quando l’irritazione è particolarmente intensa, può verificarsi la perforazione del timpano: non appena questo avviene, il muco-pus all’interno dell’orecchio può defluire e la sintomatologia si riduce notevolmente. È però necessario un pronto intervento, affinché la lesione della membrana timpanica non abbia ripercussioni permanenti sull’udito. Il periodo di convalescenza, necessario per un pieno recupero della funzione uditiva, oscilla tra le 6 e le 8 settimane. Trascorso questo periodo, si consiglia di effettuare una visita specialistica otorinolaringoiatrica completa di esame otomicroscopico ed audio-impedenzometrico” spiega il dottor Zurlo.


Ulteriori informazioni? Visita l'Ambulatorio di Otorinlaringoiatria di Humanitas Mater Domini

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Unghie "sane" sotto il sole

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Sandali, infradito … con l’estate ed il caldo, i piedi iniziano finalmente a respirare. A volte però le unghie appaiono fragili, opache, con qualche deformazione, a volte con macchie bianche …

Tutti segnali che forse “non stanno bene”!

Subito si pensa di essere affetti da micosi, ossia dai classici funghi. Ma non sempre è così.

 

Ne parliamo con Federico Grassi, Podologo di Humanitas Mater Domini.

“Le micosi ungueali rappresentano solo il 30% delle problematiche dell’unghia (Onicopatie). Nel restante dei casi, invece, può trattarsi di un’unghia affetta da psoriasi, da un’infezione batterica o semplicemente da un trauma dovuto ad una calzatura oppure ad una deformità delle dita. Le patologie delle unghie sono molte e possono manifestarsi con una colorazione ungueale alterata o con l’ispessimento della lamina”, spiega lo specialista.


Onicomicosi o trauma: simili, ma diversi

L’unghia affetta da micosi e quella traumatica sono visivamente molto simili, tanto da essere spesso confuse.

“Si parla di onicomicosi quando un fungo infetta una o più unghie. Si verifica più frequentemente nelle unghie dei piedi rispetto a quelle delle mani, perché quelle dei piedi sono spesso confinate nelle scarpe, in un ambiente dunque caldo e umido, dove i funghi possono proliferare più facilmente”, specifica il dottor Grassi.

Le persone che presentano un’anomalia ungueale ed indossano calzature non traspiranti, oppure lavorano  in ambienti caldo umidi, potrebbero propendere per l’onicomicosi. Tra i fattori predisponenti, inoltre, vi è l’abbassamento delle difese immunitarie, causato da patologie virali, stress fisico o psichico o forti influenze.

In caso di onicomicosi, l’unghia appare di un colore giallastro oppure con delle macchioline bianche e con un margine talvolta non regolare. Quando il fungo scende più in profondità, ossia sotto l’unghia, può renderla spessa, frastagliata ed a volte portare dolore. Questo aspetto è presente anche nel caso di un’unghia traumatica.

Per quanto riguarda l’unghia traumatica, “è importante un’attenta diagnosi differenziale, non sempre semplice da eseguire. Come punto di partenza, si possono considerare i tipi di calzature che si portano, l’attrito delle unghie sulla tomaia mentre si cammina, oppure la deformità delle dita che costringe le unghie in posizioni non fisiologiche. Questo potrebbe indirizzarci sulla traumaticità meccanica dell’unghia, impedendone una crescita regolare”, afferma Federico Grassi.

In ogni caso, per ottenere un’accurata diagnosi, occorre effettuare test microbiologici (coltura micologica), ovvero test  che permettono di determinare la presenza di una micosi ungueale.

 

Ulteriori approfondimenti? Visita l’Ambulatorio di Podologia di Humanitas Mater Domini.

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Vene varicose? Risolvi il problema in meno di 15 minuti

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E’ arrivata l’estate, il caldo e la tanto attesa tintarella. Ma molto spesso, con la bella stagione, peggiorano i problemi circolatori delle gambe, in particolare le vene varicose o i capillari.
Circa un terzo della popolazione adulta europea ne soffre e, alla base di questi disturbi, c'è sempre un'insufficienza venosa cronica, che deve essere curata durante tutto l'anno.

Quali i campanelli d’allarme?

Pesantezza, dolore localizzato, crampi notturni, irrequietezza alle gambe e gonfiore. Sono questi alcuni campanelli d’allarme che ci avvisano di un problema di circolazione, che potrebbe generare la comparsa di vene varicose.


Si possono prevenire le vene varicose? E cosa fare in caso di comparsa?

“Una corretta prevenzione può rallentare la comparsa delle vene varicose, ma non è possibile azzerare il fattore genetico e, quindi, la predisposizione familiare. Va comunque detto che uno stile di vita corretto, che comprenda attività fisica, l’uso di calze a compressione graduata e il mantenimento del proprio peso corporeo, può contrastare temporaneamente le vene varicose e posticiparne i relativi sintomi.  Una volta comparse, le vene varicose non rappresentano un disagio arginabile e non esiste terapia medica in grado di ristabilirne la salute. Purtroppo, il loro stato potrà solo peggiorare, causando una serie di problemi a catena legati al proprio benessere fisico”, spiega il dottor Giorgio Ovidio Bitossi, medico specialista del Centro di Chirurgia Venosa di Humanitas Mater Domini


Trattamento laser
: la novità per eliminare le vene varicose

Una volta che si manifestano, non esiste più la possibilità di una terapia medica con farmaci o creme topiche per ristabilirne lo stato di salute. Le vene malate potranno solo peggiorare nel tempo, divenendo più evidenti e anti-estetiche. L’aspetto ben più grave, è che arrecheranno un danno cronico nei tessuti, con indurimento della pelle della gambe, perdita progressiva dell’elasticità ed infine l’insorgenza dell’ulcera venosa, cioè della spaccatura della pelle con difficoltà di guarigione spontanea.
“Se nel passato lo stripping chirurgico della safena e delle vene era l’unico trattamento della malattia varicosa, negli ultimi anni le possibilità di cura offrono metodiche più sicure, meno dolorose e con minimo, se non addirittura assente, impatto estetico. Operando in anestesia locale, direttamente sulle vene interessate ed evitando incisioni chirurgiche, si eludono immobilizzazione e dolore”, spiega il dottor Bitossi.
Terminata l’operazione, il paziente indosserà una calza elastocompressiva per migliorare il comfort della gamba trattata, evitare la comparsa di lividi sottocutanei così da poter riprendere a camminare nel giro di qualche decina di minuti.


Vuoi saperne di più? Visita il  Centro di Chirurgia Venosa di Humanitas Mater Domini.

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