La sindrome dell’intestino irritabile (Irritable Bowel Syndrome, IBS) è un disturbo funzionale dell’intestino caratterizzato da dolore o fastidio addominale e modificazioni dell’alvo, sia in senso diarroico che stitico, in assenza di lesioni organiche identificabili. In tutto il mondo circa il 10-20% dei soggetti adulti ed adolescenti, con una predominanza per il sesso femminile, presentano sintomi riconducibili alla sindrome dell’intestino irritabile.

Quali sono le cause della sindrome dell’intestino irritabile?

  • Alterazioni motorie gastrointestinali. Studi sull’attività motoria intestinale dei pazienti con sindrome dell’intestino irritabile non hanno rilevato anomalie caratteristiche di tale sindrome. Al contrario, sotto stimolo si registra un aumento dell’attività peristaltica fino a tre ore dopo il pasto a livello del retto-sigma nei pazienti con varietà diarroica della sindrome.
  • Ipersensibilità viscerale. Come nel caso dell’attività motoria, i pazienti affetti da sindrome dell’intestino irritabile presentano frequentemente insorgenza di dolore, come risposta viscerale sensoriale esagerata, all’attivazione peristaltica. Il dolore postprandiale é stato correlato nel 74% dei pazienti all’arrivo del bolo alimentare nel cieco.
  • Alterazione del sistema nervoso centrale (SNC). Il ruolo del SNC nella sindrome dell’intestino irritabile é confermato dai seguenti dati: 1) forte correlazione tra disturbi emotivi riconducibili a stress e insorgenza o esacerbazione della sintomatologia; 2) risposta a terapie che agiscono a livello della corteccia cerebrale. Tali coinvolgimenti del SNC, nei pazienti affetti da sindrome dell’intestino irritabile sono stati inoltre confermati da recenti studi di neuroradiologia funzionale del cervello che utilizzano la Risonanza Magnetica Nucleare.
  • Alterazione degli aspetti psicologici. Nei pazienti con sindrome dell’intestino irritabile, i fattori psicologici influenzano la soglia del dolore. Lo stressa altera le soglie sensoriali. I pazienti con sindrome dell’intestino irritabile presentano frequentemente un’aumentata attività motoria reattiva del colon e dell’intestino tenue a vari stimoli e sensibilità viscerale alterata, associata ad un abbassamento della soglia sensoriale.
  • IBS postinfettiva. La sindrome dell’intestino irritabile può essere indotta da infezioni gastrointestinali. Circa 1/3 dei pazienti riferisce un episodio di tipo simil-gastroenteritico all’origine della sintomatologia cronica. Anche uno studio dedicato, svolto su una coorte di pazienti affetti da sindrome dell’intestino irritabile, ha dimostrato nel 25% di essi un precedente episodio di gatroenterite batterica accertata.

Quali sono i sintomi della sindrome dell’intestino irritabile?

Due sono i principali sintomi della sindrome da intestino irritabile: addominalgie e alterazioni dell’alvo.

L’alterazione dell’alvo può assumere sia l’aspetto diarroico che stitico ed essere accompagnata o meno da meteorismo colico.

Quale può essere l’evoluzione di questa malattia?

La sindrome dell’intestino irritabile ha un andamento discontinuo e, molto spesso, regredisce al cessare degli stimoli basati su stress e stati di disagio psicologico.

Rimossi tali fattori scatenanti e ripristinata un’eubiosi intestinale (corretta flora batterica), spesso alterata, si assiste ad una riduzione (se non addirittura ad una scomparsa) del quadro sintomatologico.

La Diagnosi

La diagnosi è essenzialmente clinica perchè non esistono markers diagnostici per tale sindrome.

È necessario rivolgersi al medico?

Si, è utile rivolgersi innanzi tutto al proprio medico di medicina generale per un corretto inquadramento del problema. E’ infatti sconsigliabile far ricorso a farmaci senza che sia stata accertata l’assenza di eventuali patologie organiche.

In seguito, se il medico di famiglia lo ritenesse opportuno, si potrà far ricorso al parere dello specialista per risolvere casi refrattari al trattamento convenzionale o di dubbia interpretazione.

I Trattamenti

La strategia dei trattamento della sindrome dell’intestino irritabile dipende dalla gravità della patologia e può andare dalla semplice educazione alimentare, rassicurazione e modifica dello stile di vita, sino ad arrivare nei casi più gravi a terapie che si avvalgono di farmaci antidepressivi e sedute di psicoterapia.

Generalmente, comunque, vengono utilizzati antispastici, antidiarroici, integratori di fibre e simbiotici.