La visione annebbiata e il calo della vista sono fra i principali sintomi progressivi della cataratta dovuti all’opacizzazione del cristallino, la lente, posta all’interno dell’occhio e dietro l’iride, che consente insieme alla cornea di mettere a fuoco le immagini sulla retina. Fari e luce solare iniziano a sembrare sempre più spesso troppo luminosi, si ha una visione notturna difficoltosa e, a volte, si avverte uno sdoppiamento delle immagini.

Come intervenire? Quali sono le innovazioni in campo chirurgico? La parola al dottor Ettore Destro, responsabile del Centro Oculistico di Humanitas Mater Domini e professore di Humanitas University.

Dalla chirurgia tradizionale al Laser Femtosecondi

L’unica cura per la cataratta è l’intervento chirurgico: un’operazione di microchirurgia che prevede l’eliminazione del cristallino diventato opaco e la sua sostituzione con una lente intraoculare, la cui scelta è fondamentale per il recupero visivo.  Per rimuovere il cristallino opaco si possono usare due tecniche: gli ultrasuoni e il laser a femtosecondi.
In Humanitas Mater Domini l’intervento tradizionale è eseguito con le apparecchiature più moderne ed avanzate che sfruttano gli ultrasuoni per polverizzare e aspirare il cristallino opaco (facoemulsificazione). Dalle incisioni della cornea con bisturi, alla facoemulsificazione del cristallino, il trattamento è del tutto manuale. La nuova tecnologia laser Femtosecondi, invece, è una luce della lunghezza d’onda dell’infrarosso, che, focalizzata a diverse profondità del cristallino e della cornea, taglia i tessuti nel punto preimpostato dal chirurgo. Sotto il controllo di un tomografo a radiazione coerente (OCT), che consente di visualizzare in live l’occhio, il laser apre circolarmente il sacchettino che contiene il cristallino e frammenta il cristallino stesso in tante piccole parti, per poi creare dei micro-ingressi alla base della cornea. Il tutto è compiuto in meno di un minuto.  Attraverso i micro ingressi corneali, il chirurgo accede all’interno dell’occhio, aspira quanto preparato dal laser e lascia il sacchettino che conteneva il cristallino opaco, vuoto, pulito e pronto ad accogliere la lente intraoculare che lo sostituirà. Si raggiunge così una precisione ripetibile e una sicurezza nell’intervento non raggiungibili con nessun’altra tecnologia”, spiega il dottor Ettore Destro.

Negli ultimi 20 anni, le lenti intraoculari impiantate nell’occhio al posto del cristallino hanno subito un’evoluzione straordinaria, sia nei materiali che nelle caratteristiche refrattive. Oggi riescono a correggere ogni difetto refrattivo: astigmatismo, miopia, ipermetropia e presbiopia, tanto da non essere solo usate per la cura della cataratta, ma anche per correggere i difetti in quei pazienti che vogliono abbandonare l’uso degli occhiali per vedere da lontano, vicino e media distanza. Le lenti intraoculari (IOL) Premium, dunque, sono personalizzate e calcolate con le migliori apparecchiature oggi disponibili in diagnostica oftalmologica e presenti presso il nostro Istituto. Queste vengono inserite durante gli interventi di asportazione del cristallino, sia con tecnica ad ultrasuoni che con quella modernissima a Femtosecondi.

Prima dell’intervento è programmato un percorso dedicato durante il quale si eseguono numerosi e specifici esami diagnostici per valutare, spiegare e determinare la miglior lente intraoculare da impiantare, in base alle caratteristiche dell’occhio ed il risultato desiderato dalla persona. In Humanitas Mater Domini questi esami sono eseguiti durante un’unica seduta alla quale seguirà, in un momento successivo, il pre-ricovero per la preparazione all’intervento.

In Humanitas Mater Domini l’intervento chirurgico è in tutta sicurezza

All’interno dell’ospedale continuano ad essere attive anche una serie di indicazioni per l’accesso e la permanenza in struttura che garantiscono la continuità di cura, in tutta sicurezza.

All’ingesso del Centro Oculistico, sono presenti: una postazione di check point per gli opportuni controlli (misurazione temperatura corporea, igiene delle mani e questionario anamnestico) e una tensostruttura climatizzata dedicata all’attesa, evitando così gli assembramenti nei corridori degli spazi ambulatoriali.

Prima di eseguire l’intervento chirurgico (entro 72 ore precedenti), inoltre, al paziente è richiesto di:

  • eseguire il tampone molecolare rinofaringeo presso la struttura
  • controfirmare un patto terapeutico Covid, per l’assunzione di responsabilità a rispettare l’isolamento fiduciario precauzionale fino al giorno del ricovero

L’intervento chirurgico sarà eseguito solo in caso di esito negativo del tampone rinofaringeo. Il giorno dell’intervento si potrà accedere all’Istituto con un solo accompagnatore. Queste, le misure di sicurezza che hanno permesso all’Ospedale, anche durante il periodo pandemico, di garantire la continuità delle cure e degli interventi, ottimizzando i tempi di attesa.

Informazioni utili

In Humanitas Mater Domini l’intervento è eseguito in regime privato

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