Sebbene l’occhio secco possa interessare tutte le donne, indipendentemente dall’età, L’incidenza maggiore si osserva soprattutto oltre 55 anni. È un disturbo molto frequente in menopausa, spesso sottostimato e sottovalutato.

Come riconoscere l’occhio secco?

I sintomi più frequenti sono:

  • Bruciore
  • Disturbi della visione
  • Fotofobia (fastidio provocato dalla luce)
  • Palpebre gonfie
  • Sensazione di corpo estraneo (descritto come “sabbia negli occhi”)
  • Senso di secchezza

Molto spesso i sintomi peggiorano durante la giornata ed a seguito di particolari condizioni ambientali, come il basso tasso di umidità, la presenza di vento ed inquinamento, l’utilizzo di videoterminali e la prolungata lettura.

Occhio secco e menopausa: quale correlazione?

La superficie oculare contiene dei recettori per gli estrogeni ed il progesterone a livello della congiuntiva, della cornea e delle ghiandole di Meibomio. Una variazione della loro concentrazione nel nostro organismo causa, purtroppo, una corrispondente alterazione della funzionalità lacrimale.

La riduzione degli estrogeni non è però l’unico elemento da considerare: è stato dimostrato che una delle caratteristiche più comuni della sindrome dell’occhio secco è rappresentata da livelli di androgeni al di sotto della norma. Quando le concentrazioni di androgeni scendono sotto il livello necessario a supportare la corretta funzione lacrimale, dunque, si innesca un circolo vizioso che inizia con l’aumento dell’infiammazione locale e successivo accumulo di sostanze tossiche, che sono la principale causa dei disturbi riferiti”, spiega la dottoressa  Monica Ragazzini, oculista di Humanitas Mater Domini e Humanitas Medical Care Busto Arsizio e Lainate.

La carenza di androgeni ha, inoltre, un effetto diretto sulla disfunzione delle ghiandole di Meibomio, con conseguente insorgenza di “occhio secco di tipo evaporativo”  che, a differenza di quello da “ridotta produzione di lacrime”, produce un’inadeguata quantità di componente lipidica (oleosa), che ha la funzione di stabilizzare e rallentare l’evaporazione del film lacrimale.

Nei primi anni dopo la menopausa il disturbo è ancora controllabile. È , quindi, importante una diagnosi tempestiva, soprattutto per iniziare una terapia mirata che stimoli le ghiandole lacrimali principali ed accessorie ad una secrezione quantitativa/qualitativa più corretta”, conclude la specialista.

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