E’ arrivata l’estate, il caldo e la tanto attesa tintarella. Ma molto spesso, con la bella stagione, peggiorano i problemi circolatori delle gambe, in particolare le vene varicose o i capillari.
Circa un terzo della popolazione adulta europea ne soffre e, alla base di questi disturbi, c’è sempre un’insufficienza venosa cronica, che deve essere curata durante tutto l’anno.

Quali i campanelli d’allarme?

Pesantezza, dolore localizzato, crampi notturni, irrequietezza alle gambe e gonfiore. Sono questi alcuni campanelli d’allarme che ci avvisano di un problema di circolazione, che potrebbe generare la comparsa di vene varicose.

Si possono prevenire le vene varicose? E cosa fare in caso di comparsa?

“Una corretta prevenzione può rallentare la comparsa delle vene varicose, ma non è possibile azzerare il fattore genetico e, quindi, la predisposizione familiare. Va comunque detto che uno stile di vita corretto, che comprenda attività fisica, l’uso di calze a compressione graduata e il mantenimento del proprio peso corporeo, può contrastare temporaneamente le vene varicose e posticiparne i relativi sintomi.  Una volta comparse, le vene varicose non rappresentano un disagio arginabile e non esiste terapia medica in grado di ristabilirne la salute. Purtroppo, il loro stato potrà solo peggiorare, causando una serie di problemi a catena legati al proprio benessere fisico”, spiega il dottor Giorgio Ovidio Bitossi, medico specialista del Centro di Chirurgia Venosa di Humanitas Mater Domini.

Trattamento laser: la novità per eliminare le vene varicose

Una volta che si manifestano, non esiste più la possibilità di una terapia medica con farmaci o creme topiche per ristabilirne lo stato di salute. Le vene malate potranno solo peggiorare nel tempo, divenendo più evidenti e anti-estetiche. L’aspetto ben più grave, è che arrecheranno un danno cronico nei tessuti, con indurimento della pelle della gambe, perdita progressiva dell’elasticità ed infine l’insorgenza dell’ulcera venosa, cioè della spaccatura della pelle con difficoltà di guarigione spontanea.
“Se nel passato lo stripping chirurgico della safena e delle vene era l’unico trattamento della malattia varicosa, negli ultimi anni le possibilità di cura offrono metodiche più sicure, meno dolorose e con minimo, se non addirittura assente, impatto estetico. Operando in anestesia locale, direttamente sulle vene interessate ed evitando incisioni chirurgiche, si eludono immobilizzazione e dolore”, spiega il dottor Bitossi.
Terminata l’operazione, il paziente indosserà una calza elastocompressiva per migliorare il comfort della gamba trattata, evitare la comparsa di lividi sottocutanei così da poter riprendere a camminare nel giro di qualche decina di minuti.