In Humanitas Mater Domini nasce la “Scuola di Ortopedia”, ma per i pazienti. In particolare, per quelli candidati all’intervento di protesi d’anca o ginocchio e i familiari o caregiver che desiderano affrontare e approfondire le diverse fasi del percorso di cura.
L’incontro, che prende il nome di “Humanitas Incontra – Il percorso protesico di anca e ginocchio”, è tenuto dal responsabile di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale di Castellanza, il dottor Fabio Zerbinati, che ha ideato il percorso formativo partendo proprio dai dubbi e i timori dei pazienti, sfatando i principali falsi miti sul percorso di cura.
Timori, dubbi e falsi miti affrontati insieme per un percorso di cura più sereno
“L’intervento è molto invasivo e richiede settimane di ricovero”; “Dopo la protesi è difficile pensare di tornare a fare sport”; “Il dolore post operatorio è molto forte”.
Sono solo alcuni dei timori e, di conseguenza, dei falsi miti che aleggiano intorno all’intervento di protesi e che trovano risposta all’interno dell’incontro dedicato in Humanitas Mater Domini.
“Anche se l’intervento di protesi è un’operazione ormai di routine, per il paziente che lo affronta rimane comunque fonte di dubbi, paure e tensioni. Cercare le risposte sul web è diventata ormai la normale prassi. Compito di noi specialisti è accompagnare il paziente nel suo percorso di cura, guidandolo con informazioni corrette, basate sulle evidenze scientifiche. Una buona comunicazione tra équipe sanitaria e paziente, infatti, è importante per ridurre l’ansia e permettere di affrontare l’intervento chirurgico con maggiore serenità e consapevolezza” spiega il dott. Zerbinati.
Le prime due edizioni di Humanitas Incontra, infatti, hanno coinvolto oltre 50 partecipanti, confermando quanto sia importante un momento di confronto sulle diverse fasi del percorso di cura, dalla preparazione all’intervento fino al ritorno alla vita quotidiana.
“Durante l’incontro, viene illustrato ai pazienti come prepararsi fisicamente per arrivare nelle migliori condizioni possibili all’intervento. Si approfondisce la procedura chirurgica, dall’anestesia all’uso delle più moderne tecnologie a supporto del chirurgo e ci si sofferma sul decorso post-operatorio, affrontando diverse curiosità: da quando ci si può alzare dal letto a come e quando iniziare la riabilitazione fino a tempi previsti per il ritorno alle normali attività quotidiane. Alla fine dell’incontro, ampio spazio è riservato alle domande, con l’obiettivo di offrire ai pazienti e ai familiari risposte chiare e strumenti concreti per affrontare ogni fase del percorso con maggiore consapevolezza”, racconta il responsabile di Ortopedia.
Il prossimo appuntamento della Scuola pazienti
La prossima edizione della Scuola Pazienti di Ortopedia si terrà mercoledì 23 settembre presso l’Auditorium dell’Edificio 3 di Humanitas Mater Domini.
“L’intervento è molto invasivo, richiede settimane di ricovero ed è difficile tornare a fare sport”: oggi l’operazione è mininvasiva, il recupero è di pochi giorni e alcuni pazienti scalano anche le vette del Monte Rosa.
“Molto spesso, per spiegare cosa voglia dire affrontare oggi l’intervento di protesi di ginocchio e cosa attende i pazienti nel post operatorio, racconto la storia di Giuliano, che ha subito un’operazione in Humanitas Mater Domini e che dopo quattro mesi dall’intervento ha scalato il Monte Rosa”, racconta il dott. Zerbinati, che attraverso la storia del suo paziente risponde alle domande più frequenti: come si svolge l’intervento e quali i tempi di ritorno alla vita quotidiana?
Il storia di Giuliano è una straordinaria, ma il suo percorso può essere quello di tanti pazienti che si sottopongono all’intervento di protesi.
Oggi, infatti, l’operazione è eseguita con una tecnica mininvasiva, con la guida di sistemi computerizzati che supportano il chirurgo ortopedico durante l’operazione. Grazie alla tecnologia, lo specialista può avvalersi di dati oggettivi sulle dimensioni e sull’orientamento che le componenti protesiche devono rispettare per l’impianto, permettendo quindi interventi estremamente personalizzati.
La tecnica mininvasiva, inoltre, consente di poter inserire la protesi attraverso un taglio di dimensioni ridotte rispetto alla tecnica tradizionale, con importanti vantaggi, tra cui maggior rispetto dell’anatomia del paziente, minor dolore post operatorio, rapido ritorno alle attività quotidiane.
Già il giorno seguente dell’operazione, infatti, il paziente torna a camminare e può iniziare il percorso di riabilitazione.
Il diploma del paziente operato di protesi. I 10 falsi miti da conoscere
10 falsi miti da conoscere
1. “L’intervento di protesi richiede settimane di ricovero”
Falso. Oggi, grazie a una chirurgia sempre più mininvasiva, la degenza è generalmente di pochi giorni. Già nelle ore successive all’intervento il paziente viene aiutato ad alzarsi e a iniziare il percorso di riabilitazione, con l’obiettivo di recuperare l’autonomia nel più breve tempo possibile.
2. “Le protesi durano solo pochi anni”
Falso. Le moderne protesi sono progettate con materiali altamente resistenti e possono mantenere una buona funzionalità per molti anni. La loro durata dipende da diversi fattori, tra cui età, stile di vita, peso corporeo e condizioni cliniche del paziente, ma oggi rappresentano una soluzione affidabile anche nel lungo periodo.
3. “La protesi viene rigettata frequentemente dall’organismo”
Falso. Il termine “rigetto” non è corretto: l’impianto di protesi non è un trapianto d’organo e non provoca una risposta immunitaria del corpo.
4. “Il dolore dopo l’intervento è intollerabile”
Falso. Il dolore post-operatorio è normale possa essere avvertito, ma con diversa intensità rispetto al passato. Oggi, grazie alle tecniche mininvasive impiegate per l’impianto di protesi, l’articolazione subisce un minor trauma. Non solo, a supporto dei pazienti anche protocolli analgesici personalizzati che consentono alla maggior parte delle persone di affrontare serenamente il recupero. Il controllo del dolore è infatti uno degli aspetti fondamentali per permettere al paziente di iniziare precocemente la riabilitazione.
5. “Dopo la protesi non sarà più possibile fare sport”
Falso. L’obiettivo dell’intervento è proprio quello di restituire la qualità di vita ai pazienti. Una volta completato il percorso di cura con la riabilitazione, molte persone possono tornare a praticare attività fisica. Sarà lo specialista a indicare le attività più adatte in base alle caratteristiche del paziente.
6. “La protesi fa sempre suonare il metal detector”
Non sempre. Le moderne tecnologie di controllo utilizzate negli aeroporti non rilevano automaticamente la presenza di una protesi articolare. Può accadere in alcuni casi, ma non è una regola. Se necessario, è sufficiente presentare il “passaporto protesico”, ossia il documento d’identità del dispositivo medico rilasciato in fase di dimissione.
7. “La protesi è l’ultima alternativa per chi soffre di artrosi”
Falso. L’intervento viene preso in considerazione quando il dolore e la limitazione funzionale compromettono in modo significativo la qualità di vita e i trattamenti conservativi non sono più sufficienti. Rimandare troppo l’intervento, nella convinzione che sia sempre meglio aspettare, può significare convivere inutilmente con dolore e perdita di autonomia.
8. “Con il freddo o il caldo sentirò la protesi”
Falso. Non esistono evidenze che dimostrino un legame diretto. Alcuni pazienti riferiscono una maggiore sensibilità ai cambiamenti climatici, ma non è la protesi in sé a “sentire” il freddo o il caldo. La percezione può dipendere da fattori individuali e dalle condizioni dei tessuti circostanti.
9. “Chi si opera poi zoppica”
Falso. Uno degli obiettivi principali dell’intervento è proprio recuperare una deambulazione corretta e ridurre il dolore che spesso causa la zoppia prima dell’operazione. Dopo un adeguato percorso riabilitativo, la maggior parte dei pazienti torna a camminare in modo naturale.
10. “La protesi può spostarsi facilmente”
Falso. Le protesi sono progettate per garantire stabilità e funzionalità. Sebbene esista un rischio di lussazione, grazie alle moderne tecniche operatorie e tecnologie che affiancano chirurghi ortopedici esperti durante l’intervento, la probabilità che questo evento si verifichi è ridotta ai minimi termini.
