L’intervento di protesi di ginocchio è tra gli interventi ortopedici più comuni al mondo e, ogni anno, coinvolge quattro milioni di persone. La maggior parte di queste operazioni non porta ad ulteriori interventi, ma, nel corso degli anni, può diventare necessaria una revisione dell’impianto.

Quando si deve considerare una seconda operazione? Quali sintomi possono essere il campanello d’allarme? Ne parliamo con il dottor Fabio Zerbinati, responsabile Ortopedia e Traumatologia di Humanitas Mater Domini.

Revisione della protesi di ginocchio: quando è necessario intervenire?

La durata di una protesi di ginocchio è mediamente di 15-20 anni.

Esistono comunque diversi motivi per i quali può rendersi necessario un secondo intervento. Tra questi:

  • Scollamento della protesi: durante l’intervento la protesi viene fatta aderire all’osso, molto spesso grazie a una miscela di polimetacrilato (cemento osseo). Con il passare degli anni e l’usura, può però allentarsi.
  • Lussazione o frattura: a seguito di un trauma, l’osso può rompersi proprio in prossimità della protesi richiedendo un secondo intervento, per garantire di nuovo il corretto funzionamento dell’impianto.
  • Problemi di usura. L’articolazione artificiale, sottoposta a una distribuzione errata dei carichi e/o torsioni può logorarsi, portando infiammazioni o lesioni ossee.

I sintomi da tenere sott’occhio

Quando dolore e gonfiore si associano a difficoltà di movimento, è il momento di non rimandare più la valutazione specialistica che, associata a esami di approfondimento, potrà confermare la necessità di un secondo intervento.

Ai miei pazienti consiglio di non aspettare che i sintomi peggiorino, influenzando la propria autonomia fisica, ma di richiedere un consulto specialistico appena questi si avvertono”, spiega il dottor Zerbinati.

Revisione protesi di ginocchio: è possibile prevenire la necessità dell’intervento?

Come descritto, ci sono diversi motivi che rendono necessaria la revisione dell’impianto. Si possono, però, prevenire i problemi causati dall’usura, limitando alcune attività sportive che possono accelerare i principali processi degenerativi, come il running e gli sport da contatto”, spiega lo specialista.

Oltre a esercizi posturali volti a insegnare al paziente a distribuire i carichi correttamente, è indispensabile che il primo impianto di protesi sia personalizzato sull’anatomia della singola persona e che il conseguente percorso riabilitativo sia studiato sui suoi deficit motori.

Una sempre più precisa pianificazione dell’intervento sulla base delle singole caratteristiche del paziente permette di garantire una corretta distribuzione delle sollecitazioni, evitando così eventi stressanti all’impianto protesico.

In Humanitas Mater Domini, il lavoro sinergico tra medici, Robotica e Intelligenza Artificiale ha dato vita ad un percorso di cura robotizzato ed estremamente personalizzato per l’impianto di protesi di ginocchio. Attraverso una pianificazione preoperatoria che si avvale di ricostruzioni 3D e l’analisi di 130 parametri biomeccanici dell’articolazione, l’intervento è su misura del paziente, prevenendo i disturbi nel medio lungo termine e garantendo un maggior confort e una maggior durata della protesi.