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Pressione arteriosa alta dopo i 50 anni: cosa fare?

Con il passare degli anni è frequente osservare un aumento dei valori pressori, soprattutto della pressione “massima”, cioè la sistolica. Questo accade anche perché le arterie tendono progressivamente a perdere elasticità.

Avere valori più alti dopo i 50 anni, però, non significa che la pressione alta debba essere considerata normale o inevitabile. Lipertensione arteriosa è spesso silenziosa, ma rappresenta uno dei principali fattori di rischio per cuore, cervello, reni e arterie.

Il dottor Carlo Pivato, cardiologo in Humanitas Mater Domini e negli Humanitas Medical Care, spiega perché è importante non sottovalutare questi valori.

Perché la pressione alta merita attenzione?

La pressione arteriosa elevata espone cuore e arterie a un carico maggiore nel tempo. Se non viene riconosciuta e trattata, può aumentare il rischio di infarto, ictus, scompenso cardiaco, fibrillazione atriale, malattia renale e danno vascolare.

Il rischio non dipende solo dal valore della pressione, ma dal profilo complessivo della persona. Fumo, diabete, colesterolo elevato, sovrappeso, sedentarietà, familiarità per malattie cardiovascolari e malattie renali possono aumentare ulteriormente il rischio.

Per questo motivo, quando si riscontrano valori pressori elevati, è importante non limitarsi a una singola misurazione, ma confermare il dato e inserirlo in una valutazione cardiovascolare più ampia.

Dopo i 50 anni il rischio cardiovascolare può cambiare 

Dopo i 50 anni è frequente osservare un aumento della pressione sistolica, cioè la “massima”, mentre la pressione diastolica, ovvero la “minima”, può restare normale o aumentare meno. Questa condizione è chiamata ipertensione sistolica isolata ed è legata, in parte, alla progressiva rigidità delle arterie.

Anche se è una condizione comune con l’avanzare dell’età, non va sottovalutata. La pressione sistolica elevata è un indicatore importante di rischio cardiovascolare e richiede una valutazione adeguata.

Il primo passo è misurare correttamente la pressione, anche con controlli domiciliari o monitoraggio pressorio delle 24 ore quando indicato. In base ai valori e al rischio individuale, il medico può proporre modifiche dello stile di vita e, se necessario, una terapia farmacologica.

Cosa fare se la pressione è alta?

In presenza di valori pressori elevati è utile parlarne con il medico, soprattutto se il dato si ripete in più misurazioni. La gestione non è uguale per tutti: dipende dai valori pressori, dall’età, dalla presenza di altri fattori di rischio e da eventuali danni già presenti a cuore, reni o arterie.

Le prime azioni riguardano spesso lo stile di vita: ridurre il consumo di sale, controllare il peso, svolgere attività fisica regolare, limitare l’alcol, smettere di fumare e seguire un’alimentazione equilibrata. Quando queste misure non sono sufficienti, o quando il rischio cardiovascolare è più alto, può essere necessario iniziare una terapia specifica.

L’obiettivo non è solo “abbassare un numero”, ma ridurre il rischio di eventi cardiovascolari nel tempo.

Donne, il rischio cardiovascolare dopo la menopausa

Dopo la menopausa il rischio cardiovascolare nelle donne tende ad aumentare. In questa fase possono comparire o peggiorare alcuni fattori di rischio, tra cui pressione arteriosa elevata, aumento del colesterolo, incremento del peso corporeo e alterazioni del metabolismo.

Per questo motivo, dopo la menopausa è importante controllare periodicamente la pressione e valutare il rischio cardiovascolare complessivo. Anche in assenza di sintomi, riconoscere precocemente l’ipertensione permette di intervenire prima che si sviluppino danni a cuore e arterie.

Fonti: 

2024 ESC Guidelines for the management of elevated blood pressure and hypertension, European Heart Journal (European Heart Journal, 2024)

2021 ESC Guidelines on cardiovascular disease prevention in clinical practice (European Heart Journal, 2021)

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