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Quando è utile la prevenzione cardiovascolare?

Le malattie cardiovascolari si sviluppano lentamente nel corso degli anni e spesso senza sintomi, fino a manifestarsi improvvisamente con eventi come infarto o ictus. In questo percorso silenzioso, quanto è importante il tempismo e che differenza c’è tra prevenzione primaria e secondaria?

Il dottor Carlo Pivato, cardiologo in Humanitas Mater Domini e negli Humanitas Medical Care, approfondisce il tema della prevenzione cardiovascolare

Un rischio che si sviluppa in silenzio

Infarto e ictus non arrivano all’improvviso. Alla base c’è l’aterosclerosi, un processo caratterizzato dall’accumulo di grassi, colesterolo e altre sostanze (placca aterosclerotica) sulle pareti interne delle arterie.

Presentare per anni valori, anche moderatamente elevati di colesterolo LDL, pressione arteriosa o glicemia, può aumentare progressivamente il rischio cardiovascolare: un accumulo lento, silenzioso, ma rischioso per il cuore.

Prevenzione primaria e secondaria

La prevenzione primaria riguarda le persone che non hanno mai avuto problemi cardiovascolari. L’obiettivo è ridurre il rischio che infarto, ictus o altre malattie del cuore si sviluppino in futuro, agendo su fattori come pressione, colesterolo, fumo e stile di vita.

La prevenzione secondaria, invece, riguarda chi ha già avuto un evento cardiovascolare. In questi casi l’obiettivo è evitare che il problema si ripeta e ridurre il rischio di nuove complicanze, con controlli più stretti e terapie mirate.

L’importanza della prevenzione primaria

Intervenire sui fattori di rischio, anche in assenza di sintomi evidenti, può ridurre il rischio di infarto e ictus. 

Il colesterolo LDL e la pressione arteriosa sono due esempi centrali: più a lungo restano elevati, maggiore è il carico che cuore e arterie accumulano nel tempo. Ridurre il colesterolo LDL di circa 40 mg/dL si associa a una riduzione di circa un quinto degli eventi cardiovascolari maggiori[1]. Allo stesso modo, una riduzione anche moderata della pressione sistolica, pari a circa 5 mmHg, può ridurre di circa il 10% il rischio di eventi cardiovascolari maggiori.[2]

Questi dati aiutano a capire perché la prevenzione primaria è importante: non serve solo a “correggere un valore”, ma a ridurre l’esposizione prolungata delle arterie ai fattori che favoriscono aterosclerosi, infarto e ictus. Il beneficio è maggiore quando si interviene presto e quando le modifiche vengono mantenute nel tempo, attraverso stile di vita, controlli mirati e, quando necessario, terapie specifiche.

Le linee guida europee raccomandano di valutare il rischio cardiovascolare negli uomini sopra i 40 anni e nelle donne sopra i 50 (o in menopausa) anche in assenza di sintomi, e in qualunque adulto che presenti anche uno solo dei principali fattori di rischio:

  • Familiarità con malattie cardiovascolari
  • Pressione alta
  • Livelli di colesterolo LDL elevati
  • Diabete
  • Obesità

La valutazione del rischio cardiovascolare non è un controllo isolato, ma un processo dinamico. Il rischio individuale può cambiare nel tempo perché cambiano i fattori che lo determinano: pressione arteriosa, colesterolo, glicemia, peso corporeo, abitudine al fumo, attività fisica, funzione renale, eventuale comparsa di diabete o nuovi casi di malattie cardiovascolari in famiglia.

Per questo motivo il rischio va rivalutato ogni volta che emerge una nuova informazione clinica o personale. Un valore di colesterolo che aumenta, una pressione che diventa stabilmente elevata, l’inizio o la cessazione del fumo, un aumento importante di peso, la comparsa di sintomi o una nuova diagnosi possono modificare il profilo di rischio e rendere necessari controlli più ravvicinati o strategie preventive diverse.

Fonte: 
Pharmacological blood pressure lowering for primary and secondary prevention of cardiovascular disease across different levels of blood pressure: an individual participant-level data meta-analysis (Lancet, 2021)

[1] Efficacy and safety of more intensive lowering of LDL cholesterol: a meta-analysis of data from 170,000 participants in 26 randomised trials (Lancet, 2010)

[2]2021 ESC Guidelines on cardiovascular disease prevention in clinical practice (European Heart Journal, 2021)

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