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Prevenzione cardiovascolare: quando e come iniziare

La prevenzione cardiovascolare non si basa su un singolo esame, ma su una valutazione più ampia che aiuta a capire il rischio individuale anche in assenza di sintomi evidenti.

Il dottor Carlo Pivato, cardiologo in Humanitas Mater Domini e negli Humanitas Medical Care, spiega quali sono gli esami più utili per valutare la salute del cuore.

Non è mai troppo presto per prendersi cura del cuore

Non esiste un’età precisa in cui iniziare a prendersi cura del proprio cuore, iniziare prima sicuramente ha i suoi benefici. Infatti, i processi che portano alle malattie cardiovascolari possono iniziare molto presto, anche in adolescenza, con la comparsa dei primi segni di aterosclerosi, una condizione che nel tempo può evolvere in infarto o ictus. 

Per questo motivo, la prevenzione è un percorso che si costruisce giorno dopo giorno attraverso uno stile di vita sano e buone abitudini quotidiane, per ridurre in modo significativo la probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari negli anni futuri.

Il punto di partenza: la visita cardiologica 

La prevenzione cardiovascolare inizia dalla visita cardiologica. Durante il colloquio vengono raccolte informazioni importanti come pressione arteriosa, abitudine al fumo, presenza di diabete, problemi renali o casi di malattie cardiache in famiglia. Queste informazioni consentono al medico di capire quale sia il rischio cardiovascolare del paziente. 

Il rischio cardiovascolare si valuta nel suo insieme

La prevenzione non consiste nel cercare un singolo valore “fuori norma”, ma nel raccogliere più informazioni per stimare il rischio cardiovascolare complessivo. Età, sesso, pressione arteriosa, colesterolo, fumo, diabete, familiarità, peso corporeo, funzione renale e stile di vita sono tutti fattori che contribuiscono alla definizione del profilo di rischio individuale.

Gli esami, quindi, devono essere sempre interpretati in base al paziente: lo stesso valore di colesterolo, ad esempio, può avere un significato diverso in un giovane senza altri fattori di rischio rispetto a una persona con ipertensione, diabete o familiarità per malattie cardiovascolari.

Gli esami del sangue più utili

Tra gli esami più importanti è possibile citare quelli per controllare il colesterolo totale, LDL, HDL e trigliceridi. A questi si aggiunge la glicemia, utile per valutare il rischio legato al diabete.

In alcuni casi può essere utile misurare anche la Lipoproteina(a), chiamata Lp(a), un valore legato soprattutto alla predisposizione genetica e associato a un maggiore rischio cardiovascolare. Le linee guida europee consigliano di controllarla almeno una volta nella vita adulta.

Quando può servire un approfondimento 

In alcune situazioni possono essere consigliati esami più approfonditi, chiamati “di secondo livello”, tra questi ci sono l’ecocardiogramma colordoppler, utile per osservare il funzionamento del cuore e l’ecografia delle carotidi, utile per individuare eventuali placche nelle arterie.

Quando è meglio non rimandare

La visita cardiologica può essere particolarmente utile in presenza di pressione alta, colesterolo elevato, diabete, fumo, sovrappeso, sedentarietà o familiarità per infarto e ictus in età precoce. È consigliabile rivolgersi al medico anche in caso di sintomi come dolore al petto, fiato corto, palpitazioni, svenimenti o ridotta tolleranza allo sforzo.

Fonti:

2021 ESC Guidelines on cardiovascular disease prevention in clinical practice (European Heart Journal, 2021); 2025 Focused Update of the 2019 ESC/EAS Guidelines for the management of dyslipidaemias (European Heart Journal, 2025)

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