La mammella è un organo ghiandolare, presente in entrambi i sessi, ma molto sviluppata nelle femmine.
È costituita da 15-18 lobi, ognuno dei quali contiene più lobuli e un dotto galattoforo principale, che si apre nel capezzolo e consente i passaggio del latte dai lobuli al capezzolo.

Il tumore al seno è caratterizzato da una moltiplicazione incontrollata di alcune cellule che, con il tempo, acquisiscono la capacità di infiltrare i tessuti circostanti e di diffondersi e riprodursi in altri organi del corpo.
Non si tratta di un’unica forma patologica, ma di una malattia complessa che presenta molteplici variabili biologiche a cui corrispondono livelli di aggressività e andamenti clinici differenti. Variabili che oggi, grazie ai continui progressi della ricerca, conosciamo sempre meglio e questo consente di personalizzare la cura scegliendo, fra le varie opzioni disponibili, la più idonea ed efficace per le caratteristiche biologiche di ogni singolo caso.

Il tumore al seno è di gran lunga il più frequentemente diagnosticato in tutte le fasce d’età nel sesso femminile e, dalla fine degli anni settanta, la sua incidenza è quasi raddoppiata e si prevede continuerà a crescere raggiungendo nel 2030 i 55.000 nuovi casi/anno.
La diffusione della malattia sul territorio nazionale non è tuttavia omogenea, esistono infatti significative differenze nelle diverse macro aree geografiche: annualmente ogni 100.000 abitanti si registrano 124 casi al Nord, 100 al Centro e 91 al Sud. Fra le regioni italiane la Lombardia è una di quelle a più alta incidenza e, nell’ambito del territorio lombardo, la maggior concentrazione di casi si registra in provincia di Varese dove si ammalano circa 750 donne all’anno.

Fattori di rischio

Numerosi sono i fattori che si associano ad un aumento del rischio di sviluppare il tumore alla mammella. Alcuni, come l’età, il menarca precoce, il numero di gravidanze o la menopausa tardiva non sono purtroppo di nessuna utilità sul piano della prevenzione perché difficili se non impossibili da modificare. Altri invece legati alle abitudini e allo stile di vita sono senz’altro meritevoli di maggior attenzione perché una loro correzione può contribuire a ridurre l’incidenza della malattia.

Informare e rendere le donne consapevoli di quanto possono fare a tutela della propria salute è uno degli obiettivi dell’Unità di Senologia di Mater Domini, che si avvale anche della collaborazione dei medici specialisti in genetica, ginecologia, psicologia e dietologia.

Età

Il tumore della mammella si manifesta raramente al di sotto dei 30 anni, mentre sette casi su dieci vengono diagnosticati dopo la menopausa. Le probabilità di ammalarsi di tumore al seno aumentano esponenzialmente fino all’età di 50-55 anni, poi rallentano per qualche anno, per riprendere a crescere dopo i 60 anni e per tutte le decadi successive. L’età si rileva quindi il principale fattore di rischio per questo tumore che è tanto più frequente quanto più l’età è avanzata: ciò nonostante moltissime donne dopo i 70 anni non si sottopongono più a controlli regolari ritenendo erroneamente di essere “fuori pericolo”. Da ciò consegue l’elevata percentuale di tumori al seno in stadio avanzato diagnosticati nelle anziane e il maggior tasso di tasso di mortalità per causa specifica che si registra in queste donne rispetto alle quelle appartenenti a fasce d’età inferiori.

Storia familiare

La presenza di un parente di primo grado, anche di sesso maschile, che abbia sviluppato un tumore al seno, aumenta il rischio di ammalarsi e, se i familiari colpiti sono più numerosi, anche le probabilità di contrarre la malattia aumentano. L’entità del rischio è inoltre correlata con l’età in cui i parenti si sono ammalati ed è significativamente maggiore in caso di neoplasia diagnosticata prima dei 50 anni. Questa generica predisposizione può in parte essere spiegata dalla condivisione di uno stile di vita non corretto da parte dei membri della stessa famiglia e non va in ogni caso confusa con le forme eredo-familiari dovute alla presenza di specifiche mutazioni genetiche.

Mutazioni genetiche ereditarie

È noto come alcune mutazioni genetiche siano correlate con l’insorgenza del tumore al seno. Quelle più conosciute riguardano i geni BRCA1 e BRCA2, ma il numero di geni coinvolti sembra essere sicuramente maggiore. Questi “errori” del patrimonio genetico trasmessi come caratteri ereditari si stima siano responsabili del 5-7% di tutti i tumori della mammella.

Una donna che non presenta alcuna mutazione nel corso della propria vita, ha mediamente una probabilità di sviluppare la malattia del 12%. Tale probabilità può invece salire fino al 90% in caso di mutazioni BRCA1/BRCA2. Nelle donne mutate che già abbiano contratto il tumore al seno, il rischio di svilupparne un secondo nei dieci anni dopo la prima diagnosi è notevolmente più elevato rispetto a quello delle donne che non presentano mutazioni dei geni.
La maggior parte dei tumori al seno non riconosce tuttavia un origine genetica e studi recenti suggeriscono alcuni fattori, come ad esempio lo stile di vita e l’attività fisica, possano ridurre il rischio anche nelle donne con documentate mutazioni genetiche.

Obesità

In menopausa le donne in sovrappeso hanno un rischio più elevato di avere un tumore al seno rispetto alle normopeso. Questo è principalmente legato al fatto che il tessuto grasso contiene un particolare enzima (aromatasi) in grado di trasformare gli ormoni androgeni, normalmente prodotti dalle ghiandole surrenali, in estrogeni che svolgono un ruolo importante nel processo di sviluppo del tumore al seno.

Alcune evidenze scientifiche dimostrano, inoltre, come non sia solo la quantità di tessuto adiposo a condizionare l’aumento del rischio ma anche la sua distribuzione. Le donne con accumulo di grasso a livello addominale (immagine corporea a forma “di mela) sembrano infatti avere un rischio ridotto rispetto a quelle con l’adipe a disposizione ginoide (immagine corporea forma di pera), cioè maggiormente concentrato a livello della metà inferiore del corpo: glutei, fianchi e cosce.

Consumo di alcool

Esiste certamente un legame fra tumore al seno e consumo di alcool che può aumentare il rischio attraverso diversi meccanismi come: causare una modifica del metabolismo degli ormoni estrogeni, favorendo un loro incremento nel sangue o ridurre la concentrazione di acido folico, vitamina importante per i processi di riparazione del DNA.

L’entità dell’aumento del rischio è proporzionale alla quantità di alcool assunta e può risultare superiore al 20% nelle donne che bevono due o tre drink alcolici al giorno rispetto alle astemie.

Contraccezione orale

L’uso della pillola contraccettiva aumenta solo in maniera modesta il rischio di tumore al seno. Un utilizzo prolungato, superiore a dieci anni, lo aumenta in maniera più significativa. Dopo dieci anni dalla sospensione il rischio si riduce a livelli simili a quello delle donne che non hanno mai usato i contraccettivi. Va precisato che questi dati sono il frutto di studi condotti in passato quando le pillole avevano un contenuto di ormoni decisamente superiore rispetto alle attuali.

Se da un lato una valutazione sull’opportunità di assumere la pillola contraccettiva non può non tener conto di questo rischio, d’altra parte, vanno ricordati anche i suoi benefici legati, non solo alla prevenzione di gravidanze indesiderate, ma anche della diminuzione delle probabilità di insorgenza di tumori dell’utero e dell’ovaio.

Terapia ormonale sostitutiva in menopausa

Molte evidenze indicano oggi che la terapia ormonale sostitutiva non dovrebbe essere impiegata di routine per la sua azione preventiva, ma solo in presenza di indicazioni precise. Per le donne in terapia con questi farmaci il rischio di sviluppare un tumore al seno sale entro i primi cinque anni di utilizzo e per ogni anno di terapia aumenta leggermente. Recenti studi hanno per altro evidenziato come la terapia ormonale sostitutiva non aumenta significativamente la qualità di vita delle donne in menopausa, anche per quelle che soffrono di vampate.

Vita sedentaria

Una vita troppo sedentaria può aumentare il rischio di sviluppare tumori al seno. Numerosi studi confermano che una regolare attività fisica possa ridurre il rischio di ammalarsi di circa il 20%. L’esercizio fisico aiuta a tenere sotto controllo il peso e, pertanto, contribuisce a diminuire la quantità totale di estrogeni.

Esposizione a radiazioni ionizzanti

L’esposizione ai raggi X aumenta il rischio di sviluppare non solo quello della mammella, ma anche molti altri tumori. L’entità del rischio dipende però dalla dose totale di radiazioni assorbite e dall’età in cui ci si espone: l’effetto negativo è massimo prima del 20 anni, diminuisce tra i 20 e i 40 anni e diventa del tutto trascurabile dopo i 40. Questo va ricordato in quanto ci sono ancora molte donne che evitano di sottoporsi alla mammografia per paura,nonostante la dose di radiazioni erogata dalle moderne apparecchiature sia minima ed assolutamente priva di rischio oncogeno.

Densità mammografica

La mammella è costituita prevalentemente da tessuto ghiandolare (quello che si ammala di tumore) e tessuto adiposo. Quando la componente ghiandolare è predominante, cosa che avviene soprattutto nelle donne più giovani, il seno alla mammografia viene definito radiologicamente denso. Esistono molti gli studi che dimostrano come la densità sia un fattore di rischio e che le donne con densità elevata abbiano da quattro a cinque volte più probabilità di sviluppare un tumore al seno.

La Diagnosi

Presso Humanitas Mater Domini le pazienti asintomatiche possono effettuare, su prenotazione, una visita specialistica e i principali esami di routine, come l’ecografia mammaria e la mammografia.
Le pazienti sintomatiche possono inoltre avvalersi di indagini più approfondite come l’agobiopsia e la biopsia sotto guida ecografica. In questo caso il percorso diagnostico si conclude con un referto anatomo-patologico comprensivo, se necessario, della caratterizzazione biologica della malattia.
Specialisti dedicati (senologi, oncologi, genetisti e psico-oncologi) possono consigliare le pazienti ad alto rischio eredo-familiare, valutando anche l’indicazione ad eseguire il test genetico e i successivi controlli clinici e radiologici più opportuni a seconda del livello di rischio.

Gli ambulatori senologici di Humanitas Mater Domini sono dotati di:

Apparecchiature all’avanguardia di diagnostica ed interventistica (mammografo digitale con tomosintesi)

Risonanza Magnetica mammaria

I Trattamenti

Humanitas Mater Domini garantisce alle pazienti un percorso terapeutico multidisciplinare costruito in base alla presentazione clinica ed istologica del tumore al seno. Il trattamento di questa neoplasia può prevedere l’intervento chirurgico, la terapia medica (chemioterapia, ormonoterapia e terapia biologica), la chirurgia plastico-ricostruttiva.

Chirurghi senologi e chirurghi plastici lavorano assieme per garantire le cure migliori a ciascuna paziente. L’équipe multidisciplinare include anche specialisti di Oncologia Medica e Medicina Interna fisioterapisti, psicologi e, in collaborazione con l’Istituto Clinico Humanitas (Rozzano – MI), specialisti in medicina nucleare, radioterapisti e genetisti.

In casi selezionati di donne portatrici di mutazione genetica (BRCA1 e BRCA2), Humanitas Mater Domini garantisce uno specifico percorso diagnostico-terapeutico che si prende cura della gestione del rischio, dalla farmaco-prevenzione alla chirurgia profilattica.

Le terapie del tumore all’esofago si suddividono in trattamenti chirurgici e non chirurgici.

Trattamento chirurgico del tumore al seno

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Trattamento medico del tumore al seno

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