Sempre più persone scoprono di avere battiti irregolari grazie a una notifica sullo smartwatch. Alcuni modelli più sofisticati, infatti, possono controllare il ritmo cardiaco e segnalare possibili anomalie direttamente dal polso. Ma quanto sono affidabili queste tecnologie?
Approfondiamo l’argomento con il dottor Carlo Pivato, cardiologo in Humanitas Mater Domini e negli Humanitas Medical Care.
Potenzialità e limiti degli smartwatch
Non tutti gli smartwatch sono uguali. In commercio esistono modelli più sofisticati che possono dare informazioni utili per il monitoraggio cardiaco e modelli senza tali funzionalità.
Il vero vantaggio è che questi strumenti accompagnano le persone nella vita di tutti i giorni e possono quindi rilevare anomalie del ritmo cardiaco ed episodi transitori nel momento in cui si manifestano (ad esempio palpitazioni, cardiopalmo).
Oltre alla sensibilità e alla sofisticatezza dello smartwatch, è importante sottolineare il ruolo chiave del “quesito diagnostico”, ovvero ciò che si vuole capire interpretando i suoi dati. Per alcune patologie cardiache i dati rilevati dallo smartwatch possono essere rilevanti, per altre non servono. In più, i dati sono utili solo se visionati e interpretati da un medico.
Una notifica non è una diagnosi
Gli smartwatch non sono strumenti medici completi. Il controllo del battito non è continuo e alcuni episodi brevi possono sfuggire. Il movimento, i tatuaggi sul polso o le temperature ambientali estreme, possono rendere le rilevazioni da parte di questi “orologi intelligenti” meno precise.
Se lo smartwatch segnala un ritmo irregolare, non significa per forza che ci sia un problema cardiaco. Per capire davvero cosa sta succedendo serve la valutazione di un cardiologo ed eventualmente degli esami specifici, come l’elettrocardiogramma standard o l’elettrocardiogramma secondo Holter.
Smartwatch, ischemia e infarto: attenzione ai limiti
È importante chiarire che gli smartwatch non sono strumenti attendibili per diagnosticare ischemia miocardica o infarto. Anche i modelli in grado di registrare un tracciato elettrocardiografico dal polso forniscono informazioni limitate, generalmente utili soprattutto per valutare alcune alterazioni del ritmo, non per escludere o confermare un infarto. Per questo, in presenza di sintomi come dolore al petto, mancanza di respiro, sudorazione fredda, nausea o malessere improvviso, non bisogna affidarsi allo smartwatch: è necessario rivolgersi tempestivamente al 112/118 o al Pronto Soccorso.
Inoltre, quando lo smartwatch consente di registrare un tracciato, è fondamentale che sia il cardiologo a valutare se quel dato sia davvero indicato per il problema del paziente e a interpretarlo correttamente. Il tracciato può essere utile in alcuni casi, ma deve essere inserito nel contesto clinico, dei sintomi e degli eventuali esami tradizionali.
Fonte
American College of Cardiology, “Leveraging Apple Watch for Cardiovascular Care” (2024).

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