La Cardiologia di Humanitas Mater Domini cura tutte le principali malattie dell’apparato cardiovascolare.

Quali sono le malattie trattate dalla Cardiologia?

  • Cardiopatia ischemica (angina pectorisinfarto del miocardio)
  • Cardiomiopatie (cardiomiopatia dilatativa, cardiomiopatia ipertrofica)
  • Malattie delle valvole
  • Scompenso cardiaco
  • Aritmie in colaborazione con l’Unità Operativa di Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione

La Cardiologia svolge attività assistenziale in un proprio reparto di degenza, dove ogni letto é dotato di telemetria per la registrazione continua elettrocardiografica. Il reparto è composto da letti di degenza ordinaria e di cura cardiologica intensiva (UTIC). E’ costantemente collegato al Pronto Soccorso per consulenze urgenti e direttamente al 118 (tramite linea telefonica e postazione di refertazione di ECG dedicata).

L’attività di Cardiologia Interventistica si svolge nel Laboratorio di Emodinamica e nell’Unità Operativa di Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione.

Percorso di diagnosi e cura

Per un paziente con patologia cardiaca documentata o sospetta, il percorso diagnostico-terapeutico in Humanitas Mater Domini prevede la possibilità di inquadramento completo all’interno di un ambulatorio dedicato, l’esecuzione di esami diagnostici preliminari o complementari ed il ricovero nell’Unità Operativa di Cardiologia, nei casi in cui questo sia richiesto.
La continuità assistenziale è garantita da un percorso personalizzato sulla base delle necessità del singolo paziente, che include visite mediche ed esami periodici presso il nostro Istituto.

Quali sono gli ambulatori della Cardiologia?

Completano l’attività gli ambulatori dedicati a:

  • Diagnosi e cura della cardiopatia ischemica
  • Ecocardiografia: ecocardiogrammi basali e da stress, ecocardiogrammi transesofagei, ecografia con contrasto
  • Ergometria: test da sforzo al cicloergometro
  • Elettrocardiografia Dinamica: elettrocardiogramma secondo Holter, Holter Pressorio
  • Diagnosi e cura dello scompenso cardiaco
  • Problematiche cardiologiche dei pazienti oncologici (Cardioncologia)
  • Prevenzione cardiovascolare primaria e secondaria

Domande frequenti (FAQ)

Che cos’è l’infarto?

L’infarto consiste nella morte di aree più o meno estese di cellule muscolari cardiache conseguente all’occlusione acuta di una delle arterie coronarie che irrorano il muscolo cardiaco. Si tratta di una condizione che se non trattata può determinare conseguenze nefaste tra cui la morte improvvisa, aritmie maligne, rottura di cuore, scompenso cardiaco.

Il rischio di infarto è uguale per uomini e donne?

Il rischio di infarto o comunque di malattia coronarica non è lo stesso tra i due sessi prima dei 50 anni d’età (periodo pre-menopausale nella donna). Nell’uomo, infatti, il rischio è maggiore. Tuttavia, sempre nella stessa fascia d’et,à qualora l’evento si manifesti nel sesso femminile, questo è associato ad una prognosi peggiore rispetto l’uomo. Dopo i 50 anni, invece, il rischio tende ad equivalersi tra i due sessi. Tuttavia le caratteristiche delle donne con  malattia coronarica sono diverse rispetto l’uomo in quanto le donne hanno solitamente sintomi più sfumati ed una presentazione ospedaliera più tardiva nonchè sono più anziane (in media di 10 anni) e con più fattori di rischio. Inoltre, sono esposte a maggiori rischi di sanguinamento dopo assunzione di farmaci antitrombotici ed antiaggreganti rispetto gli uomini.

A quale età iniziare i controlli per il rischio di malattie cardiovascolari?

Seppur l’età adulta (>40 anni) è quella nella quale solitamente iniziare lo screening per identificare malattie cardiovascolari, è tuttavia importante considerare sempre l’aspetto della familiarità. In particolare, soggetti con forte familiarità per una cardiopatia (es. infarto miocardico acuto, ipertensione arteriosa, valvulopatie come il prolasso mitralico, ipercolesterolemia familiare, anomalie coronariche, cardiopatie congenite come il difetto interatriale o la pervietà del forame ovale, ecc.), è bene inizino lo screening il prima possibile per identificare ed eventualmente correggere la problematica.

Quante persone vengono colpite?

Statistiche delle società americane datate al 2010 riportano che circa 18 milioni di persone sono colpite da malattia coronarica di cui 8 milioni con infarto miocardico acuto e 10 con coronaropatia stabile (“angina pectoris”). Seppur l’incidenza degli eventi coronarici si sia ridotta negli ultimi anni, tuttavia rimane stimata in soggetti di età inferiore ai 65 anni attorno a 12 casi/1000 abitanti nell’uomo e 5 casi/1000 abitanti nella donna.

In caso di pregresso infarto del miocardio si può svolgere attività fisica e di che tipo?

L’entità dello sforzo fisico che è possibile svolgere dopo infarto del miocardio dipende da una serie di variabili tra cui l’estensione dell’infarto, l’eventuale disfunzione sistolica del ventricolo sinistro associata (cioè la riduzione della capacità cardiaca di pompare sangue) e l’eventuale presenza di altre lesioni coronariche che debbano essere sottoposte a trattamento percutaneo programmato. In genere, per infarti non complicati, cioè in soggetti con malattia di una sola coronaria e senza conseguenze sull’attività di pompa, l’attività fisica che è possibile svolgere è pressochè normale mentre diverso è il discorso per soggetti in cui l’infarto abbia provocato danni in termini di contrattilità dove le limitazioni sono maggiori. Tuttavia, è sempre importante concordare con il cardiologo il tipo e le modalità con cui svolgere attività fisica in modo tale che questa possa essere personalizzata sulle caratteristiche del paziente.

Esiste una riabilitazione in seguito a infarti o interventi?

Dopo eventi cardiaci acuti come l’infarto del miocardio o dopo interventi cardiochirurgici, esiste la possibilità di essere sottoposti a cicli riabilitativi per riadattare progressivamente il sistema cardiocircolatorio dopo un grave insulto. Quando indicati, tali cicli hanno un impatto benefico sul proseguio della vita del cardiopatico. Tuttavia, se dopo intervento cardiochirurgico la riabilitazione è una prassi costante, non si può dire lo stesso dopo un infarto. In questo caso infatti la sede dell’infarto e le conseguenze dello stesso (arresti cardiaci o disfunzione ventricolare sinistra severa) sono elementi determinanti nel definire la necessità o meno di un periodo riabilitativo.

Quali sono i metodi per scoprire se rischio di ammalarmi di cuore?

Essendo le cardiopatie numerose (es. cardiopatia ischemica, cardiopatia dilatativa ischemica e non, cardiomiopatia ipertrofica, cardiomiopatia restrittiva, cardiopatie congenite, ecc.), tali sono anche gli i fattori e dunque gli esami che possono consentire una diagnosi precoce. Di fondamentale importanza nel valutare il rischio, è la definizione dei fattori di rischio di cui si può essere portatori tra cui la familiarità per cardiopatia, l’ipertensione arteriosa, il sovrappeso, il diabete mellito, la dislipidemia. Nell’orientare l’iter diagnostico sarà poi sempre fondamentale la valutazione di eventuali sintomi come il dolore toracico, la mancanza di respiro (dispnea), le palpitazioni, ecc. Dunque il passo iniziale consiste nell’eseguire una visita specialistica con elettrocardiogramma (ECG) sulla base del quale il cardiologo si orienterà negli esami di primo livello da richiedere  (emocromo, funzione renale ed epatica, dosaggio del colesterolo totale, colesterolo HDL, colesterolo LDL, trigliceridi, glicemia a digiuno, ecocardiogramma transesofageo, test da sforzo) o di secondo livello nel caso di un sospetto più specifico se supportato da uno degli esami di primo livello (scintigrafia miocardica, ecostress, TC coronarica, risonza magnetica cardiaca, coronarografia).

I farmaci che riducono il colesterolo possono impedire gli attacchi di cuore?

I farmaci che riducono il colesterolo di cui il capostipite sono le statine hanno la funzione di regolare la produzione interna del colesterolo ed indirettamente dunque di evitare “l’ingrossamento” delle placche aterosclerotiche distribuite non solo a livello coronarico ma anche carotideo. Questi farmaci, inoltre, hanno anche funzioni anti-infiammatorie che possono prevenire la rottura delle placche aterosclerotiche che è alla base degli eventi trombotici che causano l’infarto miocardico acuto e l’ictus cerebrale. Dunque le statine hanno un ruolo molto importante nel ridurre il rischio degli attachi ischemici cardiaci, ma anche cerebrali.